Recensione "Rolling Star" by Paola Zannoner

Estate 1968. Max ha diciassette anni e il desiderio inguaribile di viaggiare. Per lui la vita ha il sapore della libertà, della leggerezza e dell'amore per Bea. Bea bellissima, bionda e luminosa come la Primavera di Botticelli.
Adesso che la scuola è finita - che si sono chiusi i battenti di quella prigione immobile - è arrivato il momento di partire per il sud della Francia. Zaini in spalla, vestiti a fiori impalpabili, la musica di Bob Dylan nel cuore e la voglia di lasciarsi indietro un mondo vecchio, stantio. La loro avventura è costellata di artisti, personaggi ambigui e una compagnia teatrale di hippie. 
E poi c'è David il rivoluzionario, uno che le cose le vuole cambiare per davvero, pronto a mettere in gioco tutto, anche se stesso. David che tira Max fuori dai guai e diventa un prezioso alleato per Bea. Ma il sottile equilibrio su cui si regge il rapporto tra i tre è destinato a spezzarsi e, nella magica, calda estate del '68, tra feste, corse in moto e colonne sonore indimenticabili, Max imparerà che il suo ideale di libertà ha un prezzo. Un prezzo caro da pagare.

Che anno, il '68! E che estate quella a cui ci riporta e in cui ci immerge il romanzo! Fatta di libertà, spensieratezza, ideali, speranza. Un fermento turbolento, terribile, rivoluzionario, violento e doloroso. Un'estate e una generazione che hanno cambiato per sempre il mondo intero.

La storia che Max ci fa vivere in prima persona, attraverso i suoi occhi, pensieri e soprattutto i suoi sensi, può sembrare la storia di chiunque: un quasi diciottenne che festeggia la fine della scuola viaggiando con la ragazza che ama. Ma non lo è; è una storia unica e irripetibile. Perché è l'estate del '68.


Non so se noi che non l'abbiamo vissuta possiamo davvero capire questa soglia epocale così vicina e lontana allo stesso tempo. Eppure quanto del nostro mondo è ancora influenzato dal '68? Quanto la nostra giovinezza è simile e diversa da quella della generazione che ha vissuto quest'unica estate?
Unico, terribile, fondamentale. Il '68 ha sempre avuto un'aurea di mistero per me, che sento ancora di non riuscire a coglierlo. Forse è per questo che non ho saputo resistere al fascino di Rolling Star, che in quell'anno ci catapulta in pieno.
Pagina dopo pagina, ci ubriachiamo e sentiamo sulla pelle il '68, che allo sesso tempo ci sfugge dalle dita. Perché forse non abbiamo più gli occhi, la mentalità, la cultura per coglierlo a pieno. O forse semplicemente non è possibile coglierlo e comprenderlo in ogni suo significato e sfumatura. Perché il punto non è fermarsi a ragionare e interpretare, ma semplicemente viverlo e lasciarsene travolgere.

O questo, almeno, è il modo in cui Max (e noi attraverso di lui) sceglie di affrontare la vita e il mondo intero. Vivendo, amando, lasciandosi andare e inebriandosi. Perdersi nel fiume vitale che gli scorre attorno e che si fa fluire dentro. Un continuo inno all'amore, alla vita, alla libertà. Senza pensare, ma lasciandosi sempre sopraffare e trasportare, assecondando la corrente dell'esistenza. Max, che incontra e si scontra con le infinite ideologie e filosofie in fermento in quel '68.

L'estate di Max è un mondo che non esiste più. O che forse non è mai esistito, se non nell'idillio e nei sogni dei giovani come lui che volevano cambiare il mondo, che l'hanno cambiato, ma forse non come lo volevano.

L'estate di Max è un'estate di libertà, emozioni e sensazioni, di estremi e sregolatezze. Di sogni senza limiti, fantasie e grandi speranze. Un mondo magico, allettante, stupefacente. Un mondo costretto a scontrarsi con la realtà. E lo scontro, come la storia ci ricorda, non può essere leggero né senza conseguenze. Ma tremendo e destinato a far crollare le fondamenta, per far nascere un nuovo mondo sulle ceneri del vecchio.

Perché c'è un motivo se i sogno sono sogni e la realtà è la realtà. Perché c'è sempre un prezzo da pagare, ci sono sempre delle conseguenze, e anche Max dovrà scoprire e accettare le regole del gioco.
E forse è perché non ho vissuto il '68 che queste regole le accetto anche io, e credo nel giusto equilibrio tra sogno e realtà.
Ma come sarebbe il mondo senza il '68?
Buona lettura!


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