Giornata autrice: Intervista a Francesca Noto


Come annunciato in pagina, oggi ho avuto la fortuna di coordinare la giornata autrice dedicata  Francesca Noto (autrice de Il segno della tempesta) nel gruppo facebook Scrittori e Lettori Fantasy. Di seguito trovate le risposte alle mie domande:

Inizio subito la sfilza di domande. Un sacco di scrittori si lamentano della tipica domanda "Da cosa è venuta l'ispirazione?" perché non si sa mai come rispondere. Perciò da vera fan ignorante chiedo subito: Da cosa nasce Il segno della tempesta? Da dove viene la tua scrittura?
Penso che Il segno della tempesta sia nato dalla mia voglia di mettere per iscritto le emozioni e le sensazioni che ho provato dopo un viaggio in Florida nel lontano 2000. A quel tempo, non avevo neanche idea di dove sarebbe andata a parare la storia. Ma sentivo che quei personaggi erano dentro di me e dovevano raccontarmi qualcosa. La versione definitiva è arrivata sedici anni dopo... Altro che parto! In generale, scrivo per pura evasione. Mi piace raccontare una storia, mi piace sperimentare con lo stile, e vedere dove mi porterà. Finora, ha funzionato!

Una delle scelte che più ho amato ne Il segno della tempesta è il suo inizio, quando Lea capisce di non essere felice e invece di accontentarsi e prendere la via più facile, decide di stravolgere la sua vita e partire per trovare la propria strada.
Da cosa nasce questa scelta? È una sensazione che tu stessa hai provato? Perché hai pensato fosse importante parlarne, e cosa ti senti di dire a chi, sperso, si accorge di non essere felice?
Ebbene sì, posso dire che in qualche modo abbia vissuto in prima persona questa sensazione, quando ho scelto in primo luogo un corso di laurea che tutti dicevano "non mi avrebbe portato da nessuna parte" (lettere antiche con indirizzo archeologico), e poi quando ho deciso che avrei lottato per vivere di quello che più amavo (le traduzioni). Capire qual è la cosa che sappiamo fare veramente bene e che amiamo fare credo sia il primo passo per trovare la felicità. Quello che ho scoperto è che, quando decidiamo di compiere un passo del genere, a un certo punto tutto sembra cospirare per portarci dove volevamo. E' come se il mondo ascoltasse la risonanza del nostro pensiero e decidesse di darci una mano. E mettere questo messaggio nel mio libro, attraverso la storia di Lea, le sue coincidenze significative e un destino che fino all'ultimo si può cambiare con le proprie scelte, è stato un modo per provare a comunicare la mia esperienza a chi avesse scelto di darmi fiducia e leggermi. Quando scrivi, secondo me, doni qualcosa di te a chi ti legge: e allora, ho pensato, voglio donare un messaggio positivo e una piccola speranza. :)

Devo proprio chiederlo:
Hai impiegato 16 anni per scrivere e far pubblicare il tuo libro, in un momento in cui i tempi del mondo editoriale si fanno sempre più frenetici, e in cui anche gli scrittori soffrono la crisi del "tutto e subito".
Come hai vissuto questa lunga attesa? Ti è mai pesato dover far passare così tanto tempo prima di poter strigere il tuo libro tra le mani? Con gli occhi del poi, pensi sia meglio aspettare e prendersela con calma, o che sia più appagante sfornare un nuovo libro in pochi mesi?
Parto dalla premessa che non avevo mai pensato che Il segno della tempesta fosse destinato alla pubblicazione. L'ho scritto per me, per dare voce a una storia che mi cantava dentro, e poi l'ho lasciato lì. Devo tutto alla mia editrice, Francesca Costantino, se, per una casualità, ha scoperto che c'era questo romanzo nel cassetto e ha voluto leggerlo. Lei ha creduto in me prima ancora di me stessa, e mi ha spinta a rieditarlo, rimaneggiarlo (completamente: erano passati 10 anni e io ero una persona diversa), e pubblicarlo. Aveva ragione: a un anno preciso di distanza dalla pubblicazione, posso dire che l'esperienza è stata e continua a essere meravigliosa. Stringere il mio libro tra le mani è stata una sorpresa: come detto, non lo immaginavo neppure. Sapere che ne sto scrivendo un altro è un bel sogno che continua. Ma lo ammetto, invidio chi riesce a scrivere e completare una storia in pochi mesi. Al momento sono alle prese con la strizza di non riuscire a consegnare in tempo: questa volta, la scadenza ce l'ho anch'io!

Hai già mezzo risposto alla domanda, ma rendiamola chiara e ufficiale: Hai dichiarato in più occasioni che Il segno della tempesta nasce come libro per ragazzi, come una sorta di incoraggiamento. In cosa credi i giovani d'oggi debbano essere aiutati e perché credi sia importante farlo?
Spesso, nell'età dell'adolescenza (ma anche un po' più oltre), ci si sente smarriti per tanti motivi diversi: un mondo sempre più esigente, notizie che sembrano ben poco rassicuranti (non c'è lavoro; se non ti specializzi, magari facendo qualcosa che neanche ti piace, non ce la farai mai; vanno avanti solo i raccomandati... eccetera eccetera eccetera...), e magari i condizionamenti continui che fanno dimenticare che, in primo luogo, bisognerebbe avere in mente un sogno, e combattere per realizzarlo. Forse dovremmo iniziare a dare un po' più di fiducia ai ragazzi, sostenerli anche e soprattutto nei loro sogni, e anche quando non sono quelli che noi genitori avremmo in mente per loro. E qui parlo proprio da genitore. Ho iniziato "Il segno della tempesta" che ero una ragazza in cerca della sua strada e del suo posto nel mondo; l'ho finito che ero una mamma. Credo che, in qualche modo, abbia cercato di unire i due punti di vista, nella mia esperienza. E spero di esserci riuscita!


Domanda semi-scontata: come mai proprio un libro? Cosa ti ha fatto pensare, una volta che avevi chiari storia e personaggi, che il modo migliore per raccontarli fosse attraverso la scrittura e la carta stampata, e non uno dei tantissimi altri modi (una sceneggiatura, una musica..)?
Risposta semplice, per quello che mi riguarda: mentre mi viene facile scrivere nella forma classica del romanzo (con risultati che poi possono piacere oppure no, ad libitum), non avrei le basi per cimentarmi in una sceneggiatura (anche se è una forma di scrittura davvero interessante: chissà, magari in un'altra vita... XD). E quanto alla musica... Ahimè, strimpellavo la chitarra andando a orecchio, alle gite scolastiche, come tutti i sedicenni o quasi, ma per il resto, mi sa che al massimo riesco a suonare il citofono e il campanello! :D

Parliamo un po' d'amore ❤
Ne Il segno della tempesta è descritto come un sentimento naturale, una relazione che nasce con calma, un'emozione calda e profonda che sboccia liberamente e lentamente. Trovo bellissimo come Lea Schneider e Sven Gordon trovino pian piano il modo di conoscersi, piacersi e instaurare un nuovo equilobrio insieme.
Credi che anche nella vita reale l'amore sia così, un sentimento naturale che si schiude lentamente (senza giochetti o complicazioni inutili), perché semplicemente è giusto che nasca?
Direi che questa è più che altro la mia visione dell'amore, quello vero e giusto, per come la vedo io. E credo che sia così anche nella vita reale (mi ritengo fortunata abbastanza da averlo vissuto in prima persona). Ammetto che i giochetti e le complicazioni mi esasperano, nei libri, specialmente quando sono meri espedienti narrativi per mandare avanti una storia... Mi è capitato di tradurre un new adult in cui questi due erano in teoria fatti l'uno per l'altra, ma come due perfetti idioti continuavano a mandarsi a c***are a vicenda reiteratamente per tutta la storia (per la serie: prima lui cerca di riavere lei che bizzarramente è scappata perché "oddio gli rovino la vita"; e lei lo respinge dicendogli le peggiori bugie; poi lei ci ripensa e corre da lui, e stavolta lui niente, sei tu la donna della mia vita ma ti devi levare dalle scatole; poi il contrario, di nuovo. A quel punto della traduzione, volevo andarli a cercare per menargli... tanto e forte). Sai che c'è... sembravano stupidi, al punto da risultare poco credibili. E a me in quei casi sale il mostro...


Invece i nomi dei personaggi? Ti sei ispirata a persone già esistenti, a nomi che avevi già sentito e associato a qualcos'altro o sono venuti da soli? (I nomi sono un po' la mia nemesis)
Quanto è vero! Che tragedia i nomi!!! Per Il segno della tempesta sono stata fortunata, in realtà: Sven è un nome che amo da sempre e che avevo già dato a un mio personaggio di un gioco di ruolo, quindi inserirlo nel romanzo è stato pressoché automatico. Lea... è stato un po' più difficile: volevo un nome italiano, ma che funzionasse anche internazionalmente. La figlia di un'amica di mia madre si chiama così, e alla fine l'ho scelto anche per dare un senso di "forza d'animo" a questo personaggio. Quanto agli altri, diciamo che ho cercato un po', finché non mi è sembrato che rispondessero all'idea che avevo di loro. In generale, comunque, ho molte più difficoltà con i nomi femminili che con quelli maschili!

Siamo quasi alla fine, ma non scappare ancora che mi restano un paio di domande per te!
La prima riguarda le scelte e il destino. Lea e Sven sono destinati a incontrarsi e ad avverare una profezia, eppure tutto inizia dalla scelta di Lea di ascoltare un richiamo e partire. Quanto della storia credi sia frutto del destino e quanto, invece, delle singole dei diversi personaggi? Credi che se Lea avesse scelto la via più facile e fosse rimasta invece che iniziare il suo viaggio, il suo destino non si sarebbe mai compiuto o avrebbe comunque trovato la sua strada, passando per altre vie?
Tranquilla che non fuggo, Chiara, mi piacciono troppo le tue domande! :D Ebbene, siamo arrivati al destino... Per come la vedo io, qualcosa ci mette sulla strada giusta, o ci sono delle intuizioni che arrivano, e cercano di farsi sentire, pronte a portarci nella direzione che dovremmo intraprendere; ma alla fine, nella mia personale visione delle cose, siamo noi a plasmare il "destino" con le nostre scelte. Se Lea non avesse dato ascolto a quella vocina che le diceva che le cose non erano come sarebbero dovute essere, e che c'era altro che doveva fare prima che fosse troppo tardi, le vicende si sarebbero svolte in modo diverso. In fondo, per te che hai letto il libro, è sempre una scelta deliberata quella che, nel passato, ha portato la Runa Bianca a non agire, causando la fine della Fenice. Gli esiti restano sempre aperti: non c'è nulla di davvero "segnato"; neanche in presenza di una profezia, nel bene e nel male.

La maggior parte de Il segno della tempesta è ambientato negli USA. Lea è di origini tedesche ma vive da anni in Italia.
È tutto solo un caso o hai voluto rendere il tuo libro un po' più internazionale? Quanto credi sia importante oggi parlare di nazioni, confini, e del mondo intero?
E lo vedi che le tue domande mi piacciono sempre? :D Ancora una volta hai colto nel segno: il mio tentativo è stato quello di dare l'idea che certi valori e certi sogni non hanno confini. Oggi, purtroppo, non è ancora così, ma in chiusura vorrei citare qualcuno di tanto tanto tanto più grande di me, che una volta cantava, segnandoci tutti, e insegnandoci qualcosa che ancora non abbiamo imparato:
"Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion, too
Imagine all the people
Living life in peace..."

Trovate tutta l'intervista nel gruppo facebook Scrittori e Lettori Fantasy. Ringrazio ancora una volta Alessandro Gardenti per avermi dato questa bellissima possibilità e Francesca Noto per essere sempre così disponibile e meravigliosa con noi lettori <3
Alla prossima!


Commenti

  1. Grazie a te, Moony, per esserti prestata a questa fantastica giornata autore! Sei davvero bravissima!

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    Risposte
    1. Troppo gentile <3
      E' stata proprio una bellissima giornata, mi sono divertita davvero un sacco!
      Speriamo di aver presto l'occasione per replicare (;
      - moony

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