Recensione "Con l'ultimo respiro" by Lorenzo Sartori



Ci sono un giovane conte, un re in cerca di un erede e una principessa da sposare. C'è anche una foresta incantata, un torneo da vincere, una strega misteriosa e un destino beffardo. Sembra un'altra avvincente favola, e invece (per quanto avvincente resti un aggettivo più che azzeccato) è un racconto a sfondo fantasy.
Quando il giovane Awira entra nella foresta di Liwitz sa perfettamente cosa vuole: raggiungere la Capitale e vincere il Gran Torneo per sposare la principessa Sari. Ma la nebbia incantata che ricopre costantemente la foresta è fatta per confondere, e anche Awira si troverà a mettere in gioco tutte le sue certezze. Con l'ultimo respiro è una favola moderna, oscura, che reinterpreta con note epiche e fantastiche l'antico tema del torneo, arricchendolo di avventura e passione.
Come mi capita di dire un po' troppo spesso, ormai, anche questa volta alla prima scorsa della trama mi aspettavo qualcosa di diverso. L'attenzione, però, è stata comunque catturata fin da subito. Sono parecchi gli elementi che ho apprezzato nella lettura, ma poiché oggi mi sento di fare l'originale, inizio elencando gli aspetti che mi hanno convinto meno.

Mappa del Regno di Tidor
Nei primi capitoli del racconto (che in tutto conta solo settanta pagine) viene presentato il protagonista, il giovane Awira. Per comprendere meglio alcuni aspetti della sua personalità e della sua storia, vengono mostrati alcuni episodi del suo passato, la cui conoscenza sarà utile al lettore nelle pagine successive. Quello che poco convince è che la presentazione veloce e continua di questi eventi (e, soprattutto, i tanti nomi fantastici ad essi associati) può portare un po' di confusione. Ovviamente il fatto che Con l'ultimo respiro sia un racconto non aiuta: vista la limitata lunghezza propria del genere, che non può permettersi tutto lo spazio e le digressioni che sono invece concesse dal romanzo, gli eventi, i personaggi e tutto ciò che viene scritto sarà gestito in meno tempo e con meno possibilità di approfondimento. Con questo non intendo che la penna dell'autore sia superficiale, perché non è così; ma che poiché per forza di cose il lettore ha meno tempo per ambientarsi, la carrellata di nomi e di eventi iniziali può a primo impatto confondere.
Un altro aspetto che mi ha lasciato un leggero amaro in bocca è la gestione della rivelazione finale: personalmente l'avrei scritta in modo diverso, perché così, a mio avviso, non gli viene data la giusta enfasi.
Per quanto riguarda gli aspetti positivi del volume, invece, tra i primi devo assolutamente citare le ambientazioni. La foresta e il castello sono gli sfondi più usati nelle storie e favole di tutti i tempi, per questo riuscire a renderli unici e "nuovi" è già una grande dimostrazione di bravura da parte dello scrittore. Ma oltre al poter creare ambienti mozzafiato, una delle caratteristiche che mi ha fatto innamorare del libro è che Sartori non si limita unicamente a descrivere e a raccontare, ma mostra ciò che sta accadendo e dove si sta svolgendo, così che il lettore vede e percepisce sulla propria pelle le atmosfere e i luoghi del libro. Questa stessa abilità l'ho riscontrata con entusiasmo anche nei personaggi. Come spiegato in precedenza, proprio perché nei racconti è possibile un minore approfondimento, è facile e in un certo senso consigliato l'utilizzo di stereotipi. Per questo il riuscire a creare personaggi che siano immediatamente riconoscibili e riconducibili dal lettore ai loro ruoli e i loro "caratteri standard", ma che restino allo stesso tempo unici, plausibili e non palesemente finti, è un'altra delle capacità dell'autore che mi sento di premiare (e che apprezzo davvero con il cuore). Infine ho apprezzato moltissimo la trama. Ammettiamolo, nonostante i colpi di scena, Con l'ultimo respiro non è uno di quei racconti imprevedibili e che lascia senza parole per la sorpresa di ciò che accade, anzi, alcuni avvenimenti sono anche abbastanza prevedibili, se si presta attenzione. Eppure, questo resta un libro che è riuscito a stupirmi; e a stupirmi non sono stati, appunto, tanto gli avvenimenti che compongono la trama, quanto la bellezza, la bellezza della storia. Scoprire che l'autore è riuscito a concepire una storia così bella, piena di sentimenti così puri e risvolti che (perdonatemi la ripetizione) non saprei come definire se non belli, mi ha riempito il cuore di emozioni ed entusiasmo. E anche questa è, a mio avviso, una capacità che merita di essere lodata insieme alle altre citate in precedenza.

Non vorrei terminare questa recensione usando per l'ennesima volta la parola bello, ma davvero non trovo un altro termine che sia altrettanto calzante. Con l'ultimo respiro è un libro che consiglio caldamente, perché altrettanto caldamente è riuscito a entrarmi nel cuore, e perché ognuno di noi qualche volta ha bisogno che una storia semplice ci scaldi dentro e ci ricordi che non per forza è valido solo ciò che è complicato.
Buona lettura!



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