Recensione: Le Terre di Heimar - La genesi del mutamento

Le Terre di Heimar di: 
Marika Vangone
Lorenzo Brioschi
Jessica Sanna
Rossella Nappo

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(come abbiano fatto a scriverlo così tante mani, per me ,rimane un mistero)

Helien, principessa di Dnal, ha da poco raggiunto i vent'anni terrestri. Ha lunghi capelli viola scuro, molto ribelli, che tenta spesso di domare e occhi castani molto profondi.
La parola Helien deriva da Ien Hel che significa ”la nostra rinascita”. Helien infatti sarà la guardiana del destino di tutta Heimar. La nuova rinascita delle Cinque Terre.
Cinque terre divise da secoli di lotte e conquiste che mai nessuno ha saputo riunire sotto una sola corona.
Helien non è solo una principessa, ma anche la discendente diretta della prima ragazza nata nel suo regno che delle sue terre portava il nome: Dnal. A causa di questa discendenza di sangue, la giovane Helien è vittima di una maledizione: ogni volta che la luce sfiora la sua pelle ella diviene una sorta di ninfa dell'acqua.

Tra un grande amore e un principe vendicativo; tra castelli e lande gelate; con l'aiuto di un'apprendista stregone e una bambola capace di muoversi la principessa si circonderà dell'unica cosa di cui ha davvero bisogno: Affetto. Finalmente riuscirà ad accettare l'altra parte di se stessa e a iniziare una lotta per difendere la sua terra e la persona che ama.

Quello che più mi ha colpito, di questo racconto, sono i personaggi.
Sono caratterizzati a tutto tondo, non presentano una vera e propria presentazione, ma viene lasciata emergere la loro personalità trai dialoghi e le azioni che compiono.
È quindi facile immaginarseli aggirarsi per le Cinque Terre.
Questo non riguarda, inoltre solo per Helien e Turelyo, ma anche per gli altri compagni d’avventura, che nel corso della vicenda si uniscono a loro, in questo viaggio.
Ho particolarmente amato anche le leggende che si trovano sullo sfondo della linea di narrazione principale, originali e interessanti, racchiudono sempre una parte dei personaggi, si tratti di un tassello del loro destino, come di un tratto della loro personalità.
Sono rimasta davvero stupita nel trovarmi anche a tu per tu con una nuova lingua.
Questo romanzo ha in qualche modo il fascino di un fantasy vecchio stampo, semplice, ma che tende al complesso se si ci prende il tempo di assaporarlo.
La prima cosa, comunque, che mi è balzata agli occhi, è stata la collezione di amori impossibili, quanto a volte struggenti che si annoverano uno dopo l’altro, in primis quello tra Helien e Turelyo.

Forse, per tale motivo non sono riuscita ad entrare immediatamente in sintonia con questi, dato che c’è anche da precisare che il loro amore sboccia quasi nell’arco di una giornata, ed entrambi, come in un cartone disneyano sono poi già pazzi l’uno dell’altra.
Mi ha intrigato maggiormente la personalità sadica e affascinate di Leinor, il cattivo di turno da cui certamente anch’io però sarei scappata; o quella priva di emozioni e irrazionalità di Tiana.
L’unico aspetto che non molto apprezzato è stato il Bardo – narratore, su cui non mi dilungherò troppo dato che la sua parte ha, fortunatamente, subito dei tagli.
Lo svolgersi degli eventi non denota mai aspetti noiosi o banali, la narrazione sa guidare e incantare il lettore per mezzo di uno stile che lascia spaziare l’immaginazione di questo, verso terre sconosciute e misteriose, cariche d’intrighi e antiche storie.



Vi invito per tanto a dare un’occhiata a questa pagina, dove potrete incontrare altri Heimariani.






Lost Inside My Universe

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