Recensione "Il Palazzo d'Inverno" by Eva Stachniak


Varvara Nikolaevna ha sedici anni e le guance rosate quando diventa una protetta della Corona: una delle ragazze, orfane o abbandonate, al servizio dell'imperatrice Elisabetta Petrovna, la figlia minore di Pietro il Grande salita al trono di Russia nel 1741.
Orfana, svelta e non ancora privata di tutte le illusioni dell'adolescenza, Varvara rimarrebbe solo una delle innumerevoli e anonime ragazze del guardaroba imperiale, una goffa cucitrice, se non si imbattesse un giorno nel conte Bestužev.
Cancelliere di Russia, nonché uno dei tanti amanti della zarina, Bestužev non vuole farsi sfuggire nulla di ciò che accade nella residenza imperiale. Nella giovane Nikolaevna scorge una possibile portatrice della verità dei sussurri, una lingua da addestrare per trasformarla in una delle spie di corte. Finché al Palazzo d'Inverno arriva Sofia Zerbst, la futura imperatrice Caterina la Grande; e anche Varvara, una servetta di corte, una spia come tante altre, scoprirà che la vita è una partita in cui tutti i giocatori barano.

La storia di Varvara Nikolaevna, raccontata in un romanzo di 415 pagine, è inventata; ma la stessa autrice la definisce ispirata e sorretta da numerose biografie di Caterina la Grande e della sua corte, nonché da lettere e memorie scritte dalla stessa zarina e ancora conservate.
Le vicende che vedono Varvara protagonista coprono il ventennio 1743 - 1764 e si intrecciano con gli avvenimenti storici e politici reali, nonché con figure realmente esistite, dell'Impero Russo e di alcuni regni limitrofi.

Questo è il primo e principale fascino del libro. Grazie anche all'accurato e attento lavoro di documentazione di Eva Stachniak (che, ad esempio, riprende frasi ed espressioni coniate e usate da Caterina la Grande), e alla sua buona penna, il romanzo riesce a ricreare perfettamente il clima, le ambientazioni e le differenti personalità della corte russa, in uno dei suoi periodi fondamentali.
Il Palazzo d'Inverno non è solo un libro per chi ha studiato e si è appassionato a questo frammento della storia russa, ma anche per chi vi si approccia per la prima volta. Certo, resta un'opera di finzione; eppure gli appassionati vi ritrovano subito le atmosfere tipiche, la cultura, i meccanismi e tutto ciò che ha caratterizzato quel periodo e quella corte. E allo stesso tempo, i neofiti vengono subito immersi nella realtà della corte russa, nella sua storia e nelle sue strutture, imparando a conoscerla e sentendola più familiare.
Ho molto apprezzato la scrittura dell'autrice, che riesce a scrivere non solo un buon romanzo, ma anche un bel libro (a suo modo) storico. Non è un'abilità da tutti.

Un altro dei punti di forza de Il Palazzo d'Inverno è il suo essere raccontato in prima persona da un personaggio secondario (per gli avvenimenti storici) e inventato. Eva Stachniak ha potuto giocare liberamente con Varvara proprio perché non era legata da nessun obbligo di attinenza storica. E allo stesso tempo, anche se noi lettori guardiamo con gli occhi della Nikolaevna, la nostra visione resta abbastanza oggettiva da permetterci di soppesare ogni figura, ogni azione, ogni pensiero e ogni parola. Anche i difetti di Varvara ci appaiono evidenti, non solo i pregi.

Il terzo merito del romanzo è aver trovato l'equilibrio preciso per restare sempre in bilico, sul filo del rasoio ma senza mai realmente sbilanciarsi, tra il lato umano di ogni personaggio e il differente ruolo politico e sociale che è chiamato a impersonare. Anche qui il punto d'osservazione resta, per noi lettori, oggettivo, e vengono messi in mostra tanto gli angoli più bui quanto quelli più luminosi.

Il Palazzo d'Inverno è un libro che sapevo avrei amato già dopo essermi immersa nelle sole prime pagine, e che mi ha stregata e catturata fino alla fine con le sue atmosfere e i suoi racconti. È la storia di un'epoca ormai passata, ma che vivrà per sempre tra le sue parole e nei cuori di chi vorrà ricordarla.
Buona lettura!





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