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Recensione "Galavant"



A maggio 2014 è stato rilasciato il trailer della prima stagione di Galavant (che trovate qua sopra). Quattro cose mi sono state chiare subito dopo i tre minuti e sedici secondi di video: sarebbe stata una commedy, avrebbe ripreso il genere musicale, il suo tema era fiabesco e vi avrebbero lavorato Alan Menken (ben otto volte premio Oscar) e Glenn Slater, famosi entrambi, tra gli altri, per La Sirenetta. Neanche il tempo di smettere di ridacchiare o continuare a canticchiare "Galavaaaaant" (motivetto di cui, credetemi, non vi libererete facilmente) che avevo già aggiunto la serie al mio profilo Tv Show Time e mi ero messa in paziente attesa.

Lo show, targato ABC, è stato pensato come riempitivo del vuoto creato dalla pausa invernale di Once Upon A Time, di cui viene appunto ripreso il tema fiabesco. Eppure le somiglianze tra i due prodotti televisivi terminano qui.
La prima domanda che sorge spontanea riguarda l'identità di Galavant. Chi è questo protagonista che presta addirittura il proprio nome all'intera serie? Il trailer sopra riportato (che consiglio vivamente di vedere) risponde perfettamente alla domanda, presentando anche un accenno di trama.
Tanto tempo fa viveva un valoroso cavaliere chiamato (indovinate un po'?) Galavant. Il suo coraggio e la sua forza erano cantati e temuti in ogni dove. Questo finché il malvagio Re Richard rapisce e sposa l'unico vero amore dell'eroe, la bella Madalena, e Galavant si ritrova in poco tempo a toccare il fondo. Ma è proprio quest'ombra di un cavaliere l'ultima speranza della principessa Isabella, a cui lo stesso re ha portato via regno e famiglia. Riuscirà Isabella a fare di Galavant nuovamente un eroe, e a convincerlo a sfidare il suo acerrimo nemico?




Se di primo acchito la trama può sembrare non del tutto originale, a rendere unico lo show sono i tanti elementi che lo compongono. Innanzi tutto la comicità travolgente, disarmante. Se il mondo delle fiabe richiama automaticamente un'atmosfera magica e un po' "bambina", Galavant ribalta tutto questo in poco tempo, con un'ironia un po' sboccata (fatta anche di doppi sensi), ma mai volgare o di bassa categoria. Soprattutto, è un'ironia inaspettata, dalle sfumature geniali, che sorprende sempre lo spettatore, costringendolo a mettere in pausa l'episodio per riprendere fiato dopo la travolgente risata.

È proprio la comicità, che regala scene di cui ridere nuovamente al solo ricordo, uno degli elementi più riusciti della serie. Anche di questa si compongono le musiche, fresche, ben fatte e anch'esse memorabili. L'incastro trama-canzoni è curato con estrema attenzione, tanto da creare una vera e propria interazione tra personaggi e ciò che essi stessi cantano. Ed è proprio questa interazione che mostra un'altra caratteristica dello show: l'abbattimento della quarta parete. I protagonisti, cioè, sono costantemente coscienti dell'essere parte di una finzione televisiva, di uno spettacolo, e in conseguenza a questo si muovono, parlano, cantano ed agiscono. Inutile citare nuovamente la comicità e la genialità con cui anche questo aspetto viene trattato.

Gli stessi personaggi meritano un'analisi più accentuata. La scelta di intitolare la serie usando niente popo di meno del nome del protagonista non è sicuramente una scelta casuale. La deduzione più ovvia che se ne può trarre è che nella trama al personaggio in questione verranno dedicati un'attenzione e uno spazio particolari. Può spiazzare, perciò, vedere come la scena viene invece divisa tra e condivisa con diversi attori, tanto che sembra quasi riduttivo definire Galavant come l'unico protagonista. La telecamera si sposta, intrecciando le azioni dei diversi personaggi, che si svolgono spesso in luoghi diversi, anche molto distanti fra loro. Ciò dà la possibilità non solo ai diversi attori (Timothy Omundosn, Vinnie Jones e Joshua Sasse, per citarne solo alcuni) di esprimere al massimo le proprie abilità recitative; ma anche ai singoli personaggi viene dato spazio sufficiente per caratterizzarsi ed evolversi. Essi, infatti, partono da alcune caratteristiche stereotipate volte a riprendere aspetti tipici del mondo favolistico; e da questi si sviluppano, "sfumano" e si complicano fino ad assumere una propria, articolata, individualità. Così se fin da subito per lo spettatore è facile capire quale sarà il ruolo di ogni attore sulla scena, le loro scelte e azioni troveranno comunque sempre il modo di stupirlo ed emozionarlo, pur restando sempre coerenti.

La seconda stagione


Dal 3 gennaio 2016 l'ABC sta rilasciando, con due episodi a settimana, la seconda stagione (di cui le ultime puntate saranno trasmesse domenica prossima). Molti fan si sono rivelati inizialmente scettici riguardo al suo possibile sviluppo, temendo che lo show non riuscisse a mantenere il livello raggiunto e subisse un inevitabile crollo. Fin dal primo episodio, tuttavia, è stato chiara l'infondatezza di tali preoccupazioni. Per la gioia e soddisfazione dei fan, anche la seconda stagione si è mostrata all'altezza delle alternative, senza scadere mai nel banale o nello scontato, ma riuscendo ancora una volta a stupire gli spettatori.  Galavant si rivela nuovamente, così, un ottimo mix di freschezza, originalità, comicità e genialità. (qui trovate il commento al secondo Season Finale).

Buona visione!






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