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Recensione: La pianista di Vienna di Mona Golabeck e Lee Cohen

Ho iniziato questo libro in treno, in una strana atmosfera.
La signora affianco a me leggeva "Eravamo ebrei", dalla borsa della ragazza seduta, invece, poco più avanti, spuntava, forse come lettura scolastica, un'edizione del diario di Anna Frank e per finire una volta intravisto il paesaggio ormai famigliare, della mia fermata di arrivo, ed essermi alzata per raggiungere la porta d'uscita, sul portatile di un uomo facevano capolino le ultime scene del film "Il bambino col pigiama a righe".
Ma a quel punto potrebbe essersi anche trattata di mera suggestione, data l'inaspettata connessione che era avvenuta con quelli sconosciuti.

"Non smettere mai di suonare, così sarò sempre con te." È questa la promessa che la madre strappa a Lisa il giorno in cui si dicono addio alla stazione di Vienna. Lisa Jura ha 14 anni e ha sempre sognato di diventare una pianista. Ma ora, nel 1938, Lisa non può più suonare, perché è ebrea. Quel giorno, sale su un treno che la porterà in Inghilterra, grazie a una missione umanitaria chiamata Kindertransport. I genitori hanno potuto acquistare il biglietto solo per una delle tre figlie: una scelta che vuol dire distacco, ma anche salvezza. Da quel momento, Lisa si aggrapperà alla musica: mentre le bombe dilaniano Londra, mentre la mancanza di notizie dalla famiglia le spezza il cuore, mentre il futuro è un orizzonte buio da cui arrivano solo le note di un pianoforte.










Non sapevo cosa aspettarmi di preciso da questo libro, una volta letta la nota iniziale dell'autrice, intuivo come tante cose sarebbero potute andare e per tanto ero spaventata dalle aspettative che l'immaginazione poteva crearmi.
Ho vissuto la vita di Lisa, una bambina in grado di riscaldare qualsiasi animo con la sua musica. 
Considerata un prodigio già nel suo quartiere, a poche pagine dall'inizio la presenza dei nazisti inizia a insidiarsi tra le parole e la vita della della protagonista, costretta a rinunciare alle lezioni di piano in quanto ebrea.
Nessuno sa a cosa andrà di lì a poco , ma con la musica Lisa e la sua famiglia possono ancora sognare e sperare, seppur la situazione diventi sempre più difficile.

"Per Lisa la musica era diventata il mondo intero: una fuga dalle strade buie, dagli appartamenti squallidi, dai negozi e dai mercati dove la classe lavoratrice ebrea di Vienna era di casa. E adesso era diventata la fuga più importante di tutte, quella dai nazisti."

Fino a quando le descrizioni di Vienna e i suoi salotti scompaiono, lasciando il posto a una guerra che porterà Lisa in Inghilterra, dividendola da Sonia e Rosie (le sue sorelle) e i suoi genitori.
La storia che segue è la visione che ha questa giovane musicista, della guerra, come profuga in uno Stato straniero che non è, comunque sia, da reputarsi del tutto sicuro.

<< Aggrappati alla musica. Sarà la tua migliore amica. >>

L'ultimo consiglio che Lisa riceve dalla madre, prima di venir da questa strappata diventerà il suo mantra, assieme a quello di "riuscire a fare qualcosa d'importante", tanto da scappare dalla prima casa in cui verrà affidata, in quanto sa che in tale luogo la sua vocazione non avrebbe trovato posto, o peggio sarebbe stata soffocata dagli eventi.
Cosa che effettivamente rischia di accadere anche nella nuova struttura in cui arriva, in quanto la presenza di un pianoforte non significa sempre che questo possa esser suonato a suo piacere.
E mentre tutti i suoi sforzi confluiscono per far si che anche la sorella minore riesca ad arrivare in Inghilterra, Lisa capisce di aver finalmente trovato il suo posto.
Nel frattempo la guerra diviene sempre più implacabile, nuove parole, dagli oscuri significati come "raid" o "Blitzkrieg", vengono sempre più spesso pronunciate alla radio, mentre le sirene riecheggiano nella notte.
La musica dipinge le atmosfere, ne crea di nuove e fa sbocciare nuovi rapporti. Incontriamo così nuove persone e la vita di Lisa s'intreccia a queste.
Non mancano amicizie, poesie, nuovi spartiti e l'amore, seppur l'angoscia e il dolore non lascino mai il cuore di Lisa.
Divisa quindi tra il senso di sopravvivenza e le piccole gioie quotidiane, mentre assieme alla sua nuova famiglia continua a sperare una lettera dai suoi cari, ogni persona a lei accanto vede ormai sempre più lontano il proprio passato.
Le proprie radici paiono non avere più importanza per certi versi, come il tramandare un mestiere da padre a figlio, facendo sentire per molti aspetti persi quest'ultimi.
Dalla direttrice Cohen al più piccolo profugo, ciascuno di loro sa che dovrà rigettare le basi per ridefinire se stesso, in una corsa, il più delle volte, data la maturità che richiede il momento.
Ma Lisa è forte.
Lo è nel pensare costantemente a Sonia, ma allo stesso tempo a continuare ad esercitarsi col piano, facendo capire a gli altri ragazzi con cui abita che i sogni non devono mai abbandonarsi.
Il solo problema è che questo romanzo, soprattutto superata la metà, mi ha fatto piangere ogni cinque pagine. 
Perchè se è una sfida abitare a Londra per i suoi abitanti, sapendo che le loro vite potrebbero saltare in aria, senza un minimo preavviso, portandosi sotto le macerie cari e famigliari, per un profugo anche quando giunge il momento della vittoria, non lo è mai del tutto, senza che il suo pensiero torni alle persone che è stato costretto ad abbandonare.
Questa è una storia vera, ricostruita dalla autrice, figlia della pianista di Vienna, anch'essa pianista, che ha saputo tramandare la sua passione e quella di Lisa ai suoi figli.


Lost Inside My Universe

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