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Recensione: Of Thorns and Starlight

Trama: Rowyn non ha scampo: promessa in sposa al re della Corte dei Silvani, sa di essere destinata a una vita da oggetto e pedina. Per questo scappa nel Reame Mortale. Confida nella Luna Nuova, che renderà impossibile aprire portali per il Reame Immortale per le successive due settimane. E, allora, lei sarà salva.

Tuttavia, non ha previsto che al suo inseguimento fosse mandato Fearghal, fratello minore del suo futuro sposo, nonché guerriero letale, a cui importa solo del proprio tornaconto e della sicurezza della corte.
Eppure, più trascorrono del tempo insieme, più Rowyn capisce che Fearghal non è quello che sembra. Sotto la facciata di indifferenza, si nasconde… 
qualcosa. Qualcosa che lei è determinata a scoprire, per portarlo dalla propria parte e sfuggire a un destino misero. L’oscurità serpeggia tra le Corti Seelie, seminando caos e distruzione, e ben presto Rowyn e Fearghal verranno trascinati in un turbine di intrighi, segreti e menzogne.

E se raggiungere il fondo dell’abisso fosse l’unica via per ritrovarsi?
[Of thorns and starlight è un romantasy stand-alone in cui vengono affrontati anche temi adatti perlopiù a un pubblico adulto: scene di sesso esplicito, linguaggio volgare, scene crude e altre situazioni di questo tipo, che potrebbero urtare i lettori più sensibili.]

Bentornati su Libri Riflessi miei dolci Specchietti! Oggi ci immergiamo nelle atmosfere eteree e brutali dell’ultimo romanzo di Sofia Mazzanti, un’opera che scardina i canoni del classico fantasy Seelie/Unseelie per regalarci un viaggio introspettivo crudo, sensuale e profondamente magico. Ringrazio Sofia per la copia digitale di cui mi ha fatto omaggio per ricevere la recensione; Sofia, quando mi hai inviato il romanzo non pensavi ti avrei dato fastidio così tanto, vero? Ma questo è un romanzo bellissimo e io ho sofferto durante la lettura, dovevi saperlo in anteprima. Io i libri o li amo o li odio... Se li amo succede che divento peggio di una cheerleader!


Inizio subito con il dirvi ch
e se cercate una storia di fate eteree e amori delicati, siete nel posto sbagliato. Non stiamo leggendo il libro delle Winx! Qui la magia è viscerale, il desiderio è una fiammata e il sangue bagna le radici di corti millenarie. In questa recensione, esploreremo ogni anfratto di questo mondo, analizzando come l'autrice abbia saputo trasformare un archetipo classico in un trattato psicologico sulla riappropriazione di sé. Il primo elemento che colpisce di Of Thorns and Starlight è la scrittura. Sofia Mazzanti possiede una penna che definirei materica. Non si limita a descrivere i luoghi, ma li costruisce sotto gli occhi del lettore utilizzando i sensi: il profumo di gelsomino che si scontra con il tanfo delle taverne umane, il freddo che morde la pelle, il ronzio della magia che sfrigola nell’aria. Lo stile è dichiaratamente adulto. 
L’autrice avverte subito che non ci sono filtri: troverete scene di sesso esplicito, un linguaggio spesso duro e momenti di violenza che non servono a scioccare, ma a dare realismo a un mondo dove il potere si misura in dolore. La narrazione alterna i punti di vista di Rowyn e Fearghal, permettendoci di abitare le loro fragilità e le loro feroci ambizioni, creando un ritmo che accelera man mano che le ombre si allungano sulle Terre Seelie. La protagonista, Rowyn, Principessa della Corte delle Stelle, è uno dei personaggi più complessi e struggenti degli ultimi anni. Il tema cardine della sua caratterizzazione è il senso di inferiorità.
 Rowyn non è la classica eroina che sa di essere speciale fin dal primo capitolo; è una donna che per secoli è stata trattata come "merce di scambio" e "pedina" da una famiglia che l'ha sistematicamente annullata. 
L’autrice scava profondamente in questo trauma: Rowyn ha interiorizzato l’idea di essere inutile, un "non-essere" la cui unica funzione è apparire bella accanto a un marito potente. Quando Fearghal la definisce "fragile" e le dice che basterebbe poco per distruggerla, Rowyn non si offende perché lo trova falso, ma perché quella voce esterna conferma il disprezzo che lei nutre per sé stessa. Questo sentimento di inferiorità è così radicato che Rowyn cerca di "farsi invisibile" anche senza magia, occupando meno spazio possibile, parlando solo se interpellata. La sua evoluzione non è una trasformazione magica, ma un faticoso processo di disimparare l'odio verso sé stessa. 
A farle da contrappunto troviamo Fearghal, Capitano della guardia reale della Corte dei Silvani. Inizialmente, ci viene presentato come il perfetto strumento di morte: freddo, arrogante e dedito a piaceri carnali meccanici e privi di significato. Ma Fearghal nasconde un segreto che è la chiave della sua umanità: è un artista. Disegnare e dipingere sono le sue uniche valvole di sfogo, i momenti in cui sente di avere il "controllo" in un mondo governato dalla crudeltà di suo fratello, il Re Nieldris. Fearghal possiede inoltre un potere raro e inquietante, il Vuoto (Il Vuoto), una membrana di energia che annulla i rumori e lo rende l’assassino perfetto.
Il suo legame con Rowyn nasce proprio da una risonanza magica: la sua oscurità "chiama" la luce di lei, e viceversa, in un equilibrio che nessuno dei due era pronto ad accettare. Nessun grande romanzo fantasy può reggersi solo sui protagonisti, e Mazzanti lo sa bene: Qui brillano personaggi come Tuala, la sorella di Fearghal, una guerriera formidabile che sfida le convenzioni di un mondo patriarcale e che avrà un ruolo determinante nel finale. Non possiamo dimenticare Yer e Aidan, i fedeli compagni di Fearghal, che portano un tocco di cameratismo e umorismo anche nei momenti più oscuri. Infine, c'è Nero, un gatto nero misterioso e arrogante che "sceglie" Rowyn, diventando il suo unico alleato silenzioso nei momenti di prigionia. Ovviamente non posso non menzionare Kalden: Il Re della Corte del Ghiaccio e antico amore di Rowyn. La sua presenza riporta Rowyn a un passato in cui è stata amata, ma introduce anche un elemento di gelosia e competizione che scuote le fondamenta emotive di Fearghal. Arriviamo al punto più discusso e innovativo del romanzo: la gestione della tensione amorosa finale tra Rowyn, Fearghal e Kalden. Mazzanti decide di non seguire il sentiero tracciato dei tropes classici dove la protagonista deve scegliere "il migliore" tra due contendenti. Senza cadere in spoiler specifici sulla trama, è necessario evidenziare come la scelta finale di Rowyn sia l'ultimo atto del suo percorso di riappropriazione della libertà. 

Rifiutando di essere proprietà di un unico uomo, come volevano suo padre o il re Nieldris, Rowyn rivendica il diritto di vivere i propri sentimenti con entrambi, Fearghal e Kalden, in una dinamica di accettazione reciproca che rompe gli schemi del romantasy tradizionale. Non è una scelta dettata dall'indecisione, ma dalla forza: Rowyn impara che non deve rinunciare a una parte di sé per compiacere gli altri. Questo romanzo è una riflessione sulla metamorfosi. Rowyn inizia come una principessa che si sente "meno di un granello di sabbia" e finisce per capire che la sua anima ospita sia la luce degli astri che l'oscurità dell'abisso. Sofia Mazzanti ha scritto un'opera intensa, visivamente splendida e profondamente umana. 
È un libro che parla a chiunque si sia sentito "fuori posto", a chi ha lottato contro il ruolo cucitogli addosso dalla società e a chi sta ancora cercando il coraggio di splendere (o di abbracciare le proprie ombre). 

Voto:

Un viaggio necessario tra le stelle e le spine, dove l'unica vera magia è trovare sé stessi. Cosa ne pensate, cari lettori? Siete pronti a perdervi nel Vuoto di Fearghal o preferite il gelido fuoco di Kalden? Fatecelo sapere nei commenti!

Alla prossima,



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