Trama:
Sono Reya Munster Romero, il Primo Ministro del regno di Fiann. Ogni mia parola è legge, ogni mio gesto è protocollo. Dietro l’armatura che indosso per difendere il Regno, però, nascondo segreti che potrebbero distruggere tutto ciò che a fatica ho costruito. Mentre l’ombra del “Corvo” si allunga su Liberty Lane, mi rendo conto che la minaccia più grande non è perdere il mio ruolo, ma perdere l’uomo che amo. Cerco di allontanare Austin per proteggerlo, convinta che il mio silenzio sia la sua salvezza, senza capire che la solitudine è una prigione da cui non posso uscire da sola. Sono il principe Austin Percival Mclochlann, nato e cresciuto tra le aspettative di una corona che mi è sempre stata stretta. Ma per Reya, voglio essere solo l’uomo capace di vedere oltre la sua facciata di ferro. Sento il peso dei suoi respiri spezzati e vedo le crepe nella sua fortezza, anche se lei si ostina a dirmi che va tutto bene. Ho giurato a me stesso che non la lascerò combattere da sola. Reya pensa di dover salvare il mondo con le sue sole forze, io voglio farle capire che potrà sempre contare su di me.
Esistono libri che si leggono e libri che si abitano. "Royal Proposal", il secondo volume delle Royal Stories di Martina Pirone, non è semplicemente un seguito: è un uragano emotivo che sventra ogni difesa del lettore, lasciandolo nudo di fronte alla fragilità umana travestita da protocollo reale. Se pensavate che Royal Collision vi avesse preparati, vi sbagliavate. Qui Martina Pirone non scrive, incide sulla pelle. Reya non è la classica eroina dei romance. È il Primo Ministro del regno di Fiann. È potere, è rigore, è "legge". Ma la bellezza tecnica di questo personaggio risiede nella sua anima: da un lato l'armatura d’acciaio necessaria per sopravvivere in un mondo che punisce le donne di potere, etichettandole come "mostri" o "scontrose" solo perché competenti; dall'altro, un'anima lacerata dal segreto e dal senso di colpa. L'autrice affronta con una delicatezza disarmante il tema dell'infertilità, un tabù che spesso nel genere viene edulcorato e che qui invece diventa carne viva. Vedere Reya lottare contro l'idea che il suo valore sia legato alla sua capacità biologica di "dare un erede" o di essere "completa" è un colpo allo stomaco che toglie il fiato. E poi c’è Austin Percival Mclochlann. Se Reya è la tempesta, Austin è il porto sicuro che non sapevamo di meritare. La sua evoluzione è magistrale: non è l'eroe che vuole "salvare la damigella", ma l'uomo che vuole sostenere il primo ministro. Austin vede le crepe nella fortezza di Reya e, invece di scappare, decide di abitarle. Il suo amore è l'antitesi della solitudine, è la mano tesa nel buio di Fiann mentre l'ombra del "Corvo" minaccia di distruggere ogni cosa. Leggere "Royal Proposal" significa vivere un’esperienza di emozione pura. La scrittura della Pirone è un bisturi: precisa, capace di scovare il dolore dove meno te lo aspetti e soprattutto di guarire ferite che non sapevi di avere. La lotta di Reya per proteggere Austin attraverso l'allontanamento è un topos letterario che qui assume tinte tragiche. Sentirete la sua solitudine come se fosse una prigione fisica. La sua paura di restare incinta improvvisamente e il vuoto che prova quando scopre non solo che non aspetta un bambino, ma che forse non potrà averne è un dolore che molte donne provano, un dolore che sentiamo in ogni parola. Tra intrighi politici e minacce nell'ombra, il ritmo è serrato. Ogni pagina trasuda il pericolo di perdere non solo il regno, ma l'identità stessa. Preparate i fazzoletti. Riderete per l'ironia tagliente dei dialoghi e un secondo dopo vi ritroverete a piangere mentre ridete, travolti da una profondità emotiva che riempie il cuore fino a farlo scoppiare.Il difetto più grande di questo libro? Che finisce. Ti lascia con quel vuoto tipico delle grandi storie, quel senso di nostalgia per personaggi che ormai senti come amici, come parte di te. Martina Pirone ci ha regalato un manifesto sul coraggio di essere fragili in un mondo che ci vuole invincibili.
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