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Recensione: E Tacquero anche le onde del mare

Trama

Perché a volte il mare si placa. Ma il cuore no.

Negli anni Novanta, tra sogni che profumano di arte e libertà, si incontrano Nina Spinola e Rowan Doyle.

Lei è un’artista talentuosa, intrappolata tra il desiderio di un futuro come scenografa e il dovere verso un padre malato.

Lui è un giovane laureando all’Accademia di Belle Arti, con un cognome che porta il peso e l’orgoglio di una storia antica.

Il loro incontro è improvviso. Bruciante. Destinato a lasciare il segno.

Una notte appassionata li unisce.

Un segreto li divide.

Il destino li rincorre.

Quando si ritroveranno, nulla sarà semplice, perché alcune verità possono cambiare per sempre ciò che credevi sarebbe stata la tua vita.

La loro vicenda si intreccia con quella dei loro antenati, partendo dall’Irlanda del 1800. Ogni scelta del passato riverbera nel presente. Epoche diverse. Ostacoli diversi. Ma lo stesso bisogno viscerale di scegliere l’amore, anche quando fa paura, anche quando si ha tutto contro, anche quando la società o gli sconvolgimenti storici tracciano dei confini. Perché di confini, il cuore, non ne ha.

Una storia autoconclusiva per chi ama leggere le saghe familiari che attraversano le generazioni, per chi cerca emozioni intense, cariche di angst e seconde possibilità, per chi crede nelle anime gemelle anche quando le Stelle sembrano contrarie.

Un romanzo autoconclusivo, per chi ama leggere le saghe familiari che attraversano le generazioni, per chi cerca una storia intensa, carica di angst e seconde possibilità, per chi crede nelle anime gemelle anche quando il destino sembra contrario. Dalla stessa autrice di Royal Tale, Baby Don’t Cry e Strange Love, che hanno venduto migliaia di copie.


Benvenuti in questo angolo di riflessione, dove oggi ci immergiamo nelle acque profonde e agitate dell'anima attraverso le pagine dell'ultima fatica letteraria di Paola Garbarino, "E tacquero anche le onde del mare". 

ATTENZIONE: POTREBBERO ESSERCI SPOILER

Ci sono libri che si leggono e ci sono libri che si vivono, che si respirano, che lasciano addosso il profumo del sale e il calore di un fuoco mai spento. Questo romanzo è un viaggio che attraversa i secoli, unendo le coste frastagliate dell'Irlanda dell'Ottocento alla Genova degli anni Novanta, fino alle luci di Los Angeles. È una storia che parla di fili invisibili, di radici che non sono catene e di un amore che, quando è vero, ha il potere di zittire persino il fragore dell'oceanoLa struttura del romanzo è un esempio magistrale di architettura narrativa. Paola Garbarino non si limita a raccontare una storia lineare; costruisce un mosaico di generazioni che si incastrano perfettamente. La narrazione principale si svolge tra il 1995 e il 1996, ma il lettore viene continuamente trasportato indietro nel tempo: nel 1846 tra i campi devastati dalla carestia in Irlanda, nel 1939 sul lussuoso transatlantico Rex, nel 1944 in una Roma occupata dai nazisti e negli anni Sessanta e Settanta a Genova. Ogni epoca non è un semplice sfondo, ma un tassello fondamentale per comprendere il presente di Nina e Rowan, i due protagonisti. L’autrice ci ricorda che non siamo esseri isolati, ma la somma di chi ci ha preceduto: le scelte dei nostri avi riverberano nel nostro sangue, influenzando i nostri passi anche quando non ne siamo consapevoliAl centro di questo universo emotivo troviamo Nina Spinola. Nina è un personaggio di una profondità disarmante, un’artista che porta sulle spalle il peso di un cognome importante, quello del padre Gabriele, pittore di fama mondiale, e il dolore di una perdita che sta consumando lentamente la sua famiglia. La seguiamo nel labirinto di una relazione tossica con Mattia, un uomo che possiamo definire il suo "Malessere". Mattia è l'ombra che oscura la sua luce, un "Cavaliere Nero" che la tiene legata a sé con la manipolazione e una gelosia soffocante. La Garbarino descrive con crudo realismo la dinamica di questa dipendenza affettiva, mostrando come Nina si senta "piccola" e "insincera" pur di non perdere quel briciolo di attenzione che lui le concede.

Ma il destino ha in serbo un incontro che cambierà tutto. In una notte di pioggia a Genova, Nina si rifugia tra le braccia di uno sconosciuto per sfuggire a una situazione di pericolo, ed è qui che incontra Rowan Doyle. Rowan è l'esatto opposto di Mattia. È un "angelo" dai capelli color rosso Tiziano, un giovane studente dell'Accademia di Belle Arti che possiede una sensibilità rara. La loro prima notte insieme non è solo attrazione; è un riconoscimento di anime. Paola Garbarino usa parole vibranti per descrivere questa alchimia: Rowan e Nina sono fatti della stessa sostanza, amano le stesse arti, sentono lo stesso richiamo verso l'infinito. Tuttavia, la paura di Nina di essere felice e la sua convinzione di dover "fare la cosa giusta" innescano una serie di malintesi e sofferenze che terranno il lettore col fiato sospeso per tutto il romanzo. La bellezza di questo libro risiede anche nella carrellata di personaggi secondari che sono, in realtà, i co-protagonisti di questa saga familiare: Ogni antenato di Rowan e Nina porta con sé una storia di coraggio e ribellione.
Incontriamo Connor e Cainnleach nel 1846, due giovani che fuggono dalla fame e dalle imposizioni sociali per inseguire un sogno di libertà.
 La loro storia è il seme di tutto, il primo passo di una discendenza che porterà quel sangue ribelle e fiero fino a Rowan. Poi c'è la storia di Christopher Doyle e Bianca Ruggeri, che nel 1939 si incontrano sul ponte del Rex. Il loro è l'amore a prima vista nella sua forma più pura, quel momento magico in cui "anche le onde del mare tacquero" perché non c'era più spazio per nient'altro se non per loro due. È una scena cinematografica, evocativa, che rimane impressa nella mente come un vecchio film in bianco e nero. 
Forse una delle parti più toccanti e coraggiose del romanzo, nonché una delle mie preferite, è quella dedicata a Friedrich Neumann e Francesca Spinola nella Roma del 1944. Raccontare l'amore tra una staffetta partigiana e un soldato tedesco significa camminare su un filo teso sopra un abisso di pregiudizi. Ma Paola Garbarino lo fa con una delicatezza infinita, ricordandoci che "nessuno è innocente in guerra" e che l'umanità può fiorire anche sotto la divisa del nemico. E non possiamo dimenticare Gabriele e Myriam, i genitori di Nina. Il loro amore è la musa che ispira l’anima artistica della protagonista. Gabriele è un uomo che ha amato una sola donna per tutta la vita e che, anche dopo la sua perdita, ha continuato a cercarla negli occhi della figlia e nelle sue tele. La sua lotta contro l'Alzheimer precoce è descritta con una verità dolorosa, mostrando come l'amore sia, in fondo, una questione di memoria, ma anche qualcosa che risiede in un luogo intoccabile dell'anima che la malattia non può spegnere. 
Il tema dell'arte permea ogni pagina. Per i personaggi della Garbarino, dipingere o disegnare non è un hobby, è una necessità vitale, un modo per possedere la realtà e per eternare chi si ama. "Quando traccio le tue linee su un foglio, io ti possiedo", dice Gabriele a Myriam, ed è lo stesso impulso che spinge Nina a ritrarre Rowan mentre dorme, cercando di imprigionare in un carboncino la perfezione di quel momento. L'arte è il linguaggio comune che unisce le generazioni, è il filo rosso che lega i sogni di scenografia a Cinecittà con i ritratti nascosti negli album del passato. 
Lo stile di Paola Garbarino è semplicemente meraviglioso. La sua prosa è fluida, ma densa di immagini poetiche; ha la capacità rara di passare da descrizioni storiche dettagliate e accurate (frutto di un'evidente ricerca antropologica e storica) a momenti di pura introspezione psicologica. La narrazione è intrisa di un angst che non è mai fine a sé stesso, ma serve a rendere ancora più luminoso il momento della catarsi. Il romanzo affronta anche temi sociali di grande rilevanza, come la condizione femminile attraverso i decenni: dalle regole rigide dell'Ottocento, alla forza delle donne durante la Resistenza, fino alla lotta di Nina per l'indipendenza e la realizzazione professionale negli anni Novanta. Paola ci mostra donne che non hanno paura di spostarsi, di cambiare vita, di seguire i propri piedi perché "abbiamo piedi, non radici". 
In conclusione, "E tacquero anche le onde del mare" è un'opera d'arte letteraria. È un romanzo appassionato, profondo e scritto con una maestria che incanta. Paola Garbarino ha regalato ai lettori una saga familiare indimenticabile, capace di farci piangere, sperare e, soprattutto, riflettere sulla bellezza dei legami umani. Se cercate una storia che vi faccia sentire "il resto del mondo zittirsi per una persona", questo è il libro che dovete assolutamente leggere. È una storia bellissima, un inno all'amore che supera i confini del tempo e dello spazio.

Voto:



Ovviamente ringrazio Paola per la copia digitale, cartacea e tutti i gadget meravigliosi.

Alla prossima,



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