Questa è stata la prima news che ho letto stamattina alzandomi dal letto. È morto Umberto Eco. La cronaca della notizia ha fatto il giro del mondo (e non è tanto per esagerare: un articolo al riguardo compare anche, tra i tanti, nella testata del New York Times ) in poche ore, e così sappiamo ormai tutti che lo scrittore/filosofo/professore/semiologo/editore (e chi più ne ha più ne metta) si è spento ieri sera, alle 22.30, nella propria abitazione. Aveva 84 anni. Citare e onorare i suoi titoli, i riconoscimenti e i meriti, sarebbe giusto; ma credo anche scontato, oltre che un'azione già eccessivamente abusata nella sola giornata di oggi. Chiunque, nel nostro paese e non solo, sarebbe capace di ricordare almeno una delle importanti e rimarcabili azioni da lui compiute da quel non così lontano 1932, anno della sua nascita. No, ciò su cui voglio concentrarmi è la prima domanda che ha attraversato la mia mente subito dopo aver aver letto la fatidica notizia, che ora rigiro anche...