L'inizio di un' avventura - Il mio strano, imprevedibile, meraviglioso viaggio in Norvegia


Pipervika - Oslo

Just keep calm 
and go on an adventure ♡

Amundsens gate - Oslo
Ho pensato a lungo, anche prima di partire, a quando sarebbe arrivato il momento di scrivere questo articolo. Ci sono stati momenti, quando ancora il mio viaggio era ancora un po’ troppo lontano, in cui le dita prudevano già dalla voglia di ticchettare sulla tastiera, in cui non vedevo l’ora che questo istante (e la vacanza, ovvio) arrivasse. Posso quasi dire che proprio la futura scrittura di questo articolo è stata una delle ispirazioni per spingermi a creare la rubrica Attimi di quotidianità. Perciò dico di averci pensato parecchio.

Visitare la Norvegia, fare una crociera tra i fiordi, è sempre stato uno dei miei sogni. No, non come l’Australia, che quando avevo sei anni presi il mappamondo, vidi cosa c’era dall'altra parte del globo e mi dissi “un giorno arriverò là” (e chissà se verrà mai il momento giusto per raccontarvi anche questa mia avventura). Ma un posto da favola, nel freddo e nevoso nord; uno di quelli che ho da tempo inserito, piena di speranza, nella mia lista di posti da scoprire almeno una volta nella vita. Ed è con un forte batticuore, perciò, che è cominciato questo viaggio.

Geirangerfjord
Il mio racconto inizia in aeroporto, con il mio solito rito di partenza: quella routine vincente e collaudata di cui non puoi proprio fare a meno, o ti si sballa tutto il viaggio. Così, superato il check-in, avvistato il gate, è giunta l'ora del mio cappuccino e del muffin alla nutella (e realizzo solo ora di aver dimenticato l’acquisto rituale dei tuc al bacon, da sempre fedeli compagni di viaggio. Chissà se è stata proprio questa la causa di tutto); e non dimentichiamoci della solita foto social, perché, ammettiamolo, far rosicare gli amici sotto sotto piace a tutti. Ed è qui che arriva la domanda fatale: che frase a effetto usare per accompagnare questo momento? E subito arriva l’illuminazione: senza pensarci troppo, eccomi già a scrivere “Just keep calm and go on an adventure”. Ammetto che la prima parte della frase mi è tornata parecchio utile nella giornata. Mantieni la calma. Ma forse, con l’occhio del poi, avrei dovuto essere più cauta con la parola “avventura”. Perché un’avventura, in fin dei conti, lo è stata.

Ghiacciaio di Brikdal
Nei tanti progetti di articoli fatti prima della partenza, avrei sempre dovuto iniziare parlando di Oslo (prima tappa del viaggio). Invece sono qui a parlare di aerei perché questo è il perfetto riassunto del primo giorno: una corsa tra un aereo e l’altro, un gioco costante di ritardi e coincidenze non rispettate che hanno portato a un altro gioco di continui cambi di biglietto, paura di non arrivare, frustrazione, rabbia, la convinzione di dover passare una notte in aeroporto, e poi infine, ore dopo il momento pensato per l’arrivo, la conquista della meta quando ormai non ci speravamo più. Prima ancora che  ne toccassi il suolo, la Norvegia mi ha (ri)insegnato che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, e che c’è solo una cosa che puoi fare quando arriva: scegliere come viverlo. Mi ha mostrato come si è capaci di superare da soli ogni difficoltà, soprattutto se in precedenza si è lavorato per dotarsi degli strumenti giusti, ma che farlo insieme è più bello. E ancora una volta mi ha mostrato che cosa meravigliosa sia la famiglia, il sostenersi a vicenda, il riuscire a ridere e fare dell’umorismo anche negli attimi più neri, e rendere anche i momenti peggiori un ricordo da custodire nel cuore, perché lo si è vissuto insieme.

Bar di ghiaccio - Oslo
E poi? E poi finalmente, dopo tante vicissitudini e con ben sei lunghe ore di ritardo, siamo giunti a Oslo e abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo. Che è durato solo un attimo, però. Perché, ovviamente, le nostre valigie non sono arrivate con noi, e questo incubo ci ha accompagnato per tutta la vacanza. Ci sono stati momenti, in questo bellissimo e difficile viaggio, in cui l’unica cosa che avrei voluto era non essere una giovane adulta e non dovermi comportare come tale. Ho desiderato così tanto poter tornare bambina per avere il sacrosanto diritto di avere un unico desiderio: tornare a casa mia e rintanarmi sotto le coperte. Lusso che, ovviamente, non mi sono concessa, perché era giusto toccasse anche a me tentare un modo per sistemare le cose. Eppure, quando finalmente siamo atterrati in Norvegia, sul pullman navetta che ci portava all’hotel, pensavo a quanto sarebbe stato più facile arrendersi, cambiare biglietto e tornarsene dritti a casa. Sarebbe stato così liberatorio potersi togliere tutto quel peso dalle spalle ormai stanche. Ma poi, fuori dal finestrino, ho visto un cartello di attenzione attraversamento alci; uno di quello che credevo esistessero solo in Canada e che non pensavo avrei mai visto dal vivo. E sotto la pioggia che batteva sempre più forte sul finestrino (perché ovviamente nel frattempo è iniziato anche un diluvio), ho sorriso ancora, dicendomi che nonostante tutto ero in Norvegia. E ho pensato che le avventure capitano, e non sempre ti è concesso il lusso di scegliere come saranno o di averne una perfetta. Ma chi è saggio e coraggioso sceglie comunque di viverla, provando a renderla meravigliosa e indimenticabile.


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